Marta Scalabrini: da Reggio Emilia a Identità Golose 2017 - unarasdorasingleincucina

Marta Scalabrini: da Reggio Emilia a Identità Golose 2017

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La forza della libertà è stato il tema protagonista dell’ultima edizione di Identità Golose. La libertà di pensiero, di uscire dagli schemi noti per ricercare le bontà di un nuovo piatto. Ti racconto di questa libertà presentandoti la visione di un nuovo e giovane Chef. Scopri di più!

 E’ sempre stato così, anche quello che oggi è tradizione un tempo era innovazione.

Con immenso piacere ho ritrovato alcune eccellenze emiliane a #IG17! Prima fra tutte la neo chef Marta Scalabrini, che negli ultimi tempi è tornata nella sua amata Reggio nell’Emilia proponendo una personale versione della cucina locale. Dall’occasione è nato lo scambio di battute che trascrivo di seguito, uno scambio di opinioni sulla tradizione emiliana e sul suo percorso professionale.

Marta Scalabrini con Marta in Cucina a Identità Golose

Ciao Marta, piacere di conoscerti! Mi chiamo Elena e questa intervista sarà pubblicata su unarasdorasingleincucina.it il mio foodblog dove parlo di… [non faccio in tempo a finire la frase… lei ride… perché il nome le dice tutto!]

Seguo la tua avventura da quando hai aperto il ristorante a Reggio Emilia, e sono rimasta colpita dalla storia. Prima una laurea in Comunicazione & Marketing per le istituzioni e organizzazioni eventi, poi il master in Visual merchandising a Madrid. Dopo il cambio di rotta, tutto questo da dove nasce?

M: In realtà a me è sempre piaciuto cucinare, fare questa roba qua. Mi piaceva cucinare perché mia nonna ha sempre cucinato però per me il cibo, a parte che è una roba incredibile.. perché a me piace mangiare, il cibo è un mezzo molto figo perché ha dei sapori, delle dimensioni maggiori rispetto alla parola stessa. Non è altro che un mezzo per dire le cose. Se ti dico una cosa posso modificare il tono della voce, tu immaginati quella roba con della roba da mangiare. Il cibo è un significante al quale te, appiccichi il significato che ti pare.

Questo percorso rappresenta un qualcosa di personale oppure solamente professionale?

M: Io ho sempre cucinato ma è chiaro che, nel momento in cui decidi di farlo diventare un lavoro, diventa un’altra cosa. Nel senso che avevo questo rapporto con il cibo che alle 2 di notte avevo fame e non mi preparavo un toast.. mi mettevo proprio a cucinare. Poi avevo altri amici nottambuli come me e ci mettevamo a mangiare qualunque cosa avessi preparato.

È sempre stata una roba che mi è piaciuta, mi piace vedere una roba che diventa un’altra.. e un giorno ho fatto diventare una professione perché tutto quello che avevo fatto prima era una cosa che mi piaceva fare. Fare la comunicatrice, organizzare eventi, allestire le vetrine ma di fatto gira che ti rigira volevo fare quella roba lì ma con il cibo. Che non ci siano regole, no, perché se non metti il lievito una cosa non si alza.. insomma, gira che ti rigira, a me non me ne fregava un caXXo di quello che c’era in giro, io volevo fare quella roba lì.

E’ stato un salto, rispetto a prima dove avevi una preparazione specifica?

M: io mi diverto molto di più adesso rispetto a prima, e a dir la verità la forma mentis acquisita in passato ha fatto si che riuscissi ad approcciare il mondo della cucina con grande facilità. Invece di provare e riprovare, qualcuno ha già ottenuto quel risultato no? In più era talmente figo che potevi vedere se quanto scritto poteva venire e se bene o male. Questo mi ha permesso di mettermi in carreggiata. Studiare, studiare, studiare e in ufficio era tutta una cortesia, in cucina è tutto un dammi/dimmi/fammi.

L’esperienza qui a Identità Golose, è la prima, cosa te ne pare?

M: non lo so, non ho ancora realizzato. Questa mattina siamo arrivati, io e i miei ragazzi, e sembravamo in un negozio di giocattoli. Oggi abbiamo incontrato diversi nomi importanti. Siamo qui tutti insieme, con lo stesso cartellino, ora… non sono ai livelli di Crippa e Bottura ma per noi significa che hai passato una linea perché nella testa siamo ancora gli stagisti di cucina.

Quando abbiamo messo in piedi la nostra idea pensavamo di partire avvantaggiati perché giochiamo con una tradizione che conosciamo, però siamo andati diretti nella fossa dei leoni. E piano piano siamo partiti.

Uno di Milano queste sfumature non le nota, [vero fino ad un certo punto, il milanese cerca l’associazione più vicina ai sui ricordi] tu che hai abitato a Reggio Emilia sai di cosa parlo e le conosci. Uno di Reggio invece rompe il cxxxo e inizia a dire “mia nonna ci metteva.. perché non ci metti questo.. ecc”.

[Si, come stiamo facendo noi parlando di Milano e Reggio… ridiamo!]

Marta, il piatto che assolutamente consigli di assaggiare?

M: mmm per curiosità ti direi “Provincia coast to coast” perché racchiude tutti i sapori nostri (gnocco fritto, erbazzone, tigelle con il lardo ecc) però se devo fare la figa gourmet consiglio l’anatra, e adesso abbiamo l’anatra con le capesante… a me piace molto.

Presto passerò a trovare tutta la brigata, quell’anatra con le capesante ha un qualcosa di veramente gourmet.

M: bene, ti aspettiamo!

Ringrazio Marta per questa intervista, fresca e genuina, e per aver portato un po’ di reggianità nella caotica Milano.

Sempre piacevole rincontrare ritmi che solo tu conosci, ritmi di casa.

La Rasdora

 

Marta in cucina – sito: www.martaincucina.it

Facebook: Marta in Cucina

 

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